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Ricercatrice del Mario Negri vince il premio Stem Cells-young Investigator Award 2010

Assegnato  a Cinzia Rota, ricercatrice dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Bergamo, con sede nel Parco Scientifico e Tecnologico del Kilometro Rosso, il premio Stem Cells-Young Investigator Award 2010 che le è stato consegnato durante un Simposio Internazionale recentemente tenutosi a Seul.

Nella foto Cinzia Rota (in basso a sx) e il gruppo di ricerca

La rivista scientifica internazionale Stem Cells, assegna ogni anno un premio ad un giovane ricercatore che, come autore principale, abbia pubblicato un articolo giudicato rilevante dalla giuria editoriale, nel campo delle cellule staminali e della medicina rigenerativa.

Lo studio premiato – condotto dai ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Bergamo in collaborazione con la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano e con il Laboratorio di Terapia Cellulare “G. Lanzani”, Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo – stabilisce per la prima volta che cellule mesenchimali staminali isolate dal sangue del cordone ombelicale, sono in grado di riparare il danno acuto del rene in topi trattati con il cisplatino, un farmaco anti-tumorale, e di ripristinare la normale funzione renale prolungando la durata della vita.

Questi studi, condotti nel topo hanno implicazioni molto pratiche. Il numero di cellule staminali che si possono isolare dal cordone ombelicale è infatti relativamente piccolo, ma in laboratorio queste cellule possono essere espanse facilmente per ottenere un numero sufficiente ad indurre la rigenerazione delle cellule renali una volta trapiantate in pazienti con insufficienza renale acuta.  Se quello che i ricercatori hanno dimostrato nei topi si dovesse confermare nell’uomo, in futuro le cellule staminali del cordone ombelicale potrebbero aiutare a curare i pazienti con insufficienza renale acuta e verosimilmente contribuire a riparare altri organi riducendo la necessità del trapianto.

Cinzia Rota ha iniziato a lavorare al Mario Negri nel 2004 per preparare la tesi. Dopo la laurea, grazie a una borsa di studio della Fondazione ARMR (Aiuti per la Ricerca sulle Malattie Rare), ha avuto la possibilità di rimanere a fare ricerca all’Istituto Mario Negri. “Ho iniziato studiando l’uso di cellule staminali adulte umane – spiega la ricercatrice – come possibile terapia per l’insufficienza renale acuta, una malattie che causa la perdita della funzione dell’organo e ancora oggi non ha una cura adeguata. Nel corso degli anni mi sono concentrata a identificare fonti di cellule staminali sempre più efficaci, come quelle del cordone ombelicale, oggetto dello studio che è stato premiato a Seoul. Attualmente sto effettuando ricerche sulle cellule staminali isolate dal liquido amniotico.

Questo premio è un riconoscimento importante per me e per l’Istituto Mario Negri. Avere la possibilità di esporre il mio studio durante un simposio internazionale così prestigioso e ricco di stimoli è stato un grande onore e una grande emozione”.

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